#CaseComuni

Oggi vogliamo “riportare tutto a casa” recuperando case abbandonate e riportando a casa chi ha il pieno diritto di abitarle. Perché è Possibile, perché è legale, perché è equo.

La campagna #casecomuni che ho coelaborato con Possibile, Unione Inquilini e ACORN Italy vuole attuare una legge in vigenza, il comma 1 bis dell’articolo 26 D.L. 133/2014 circa l’utilizzo di immobili demaniali, per i quali si prevede che prima di procedere alla valorizzazione degli immobili stessi, i comuni debbano verificare la possibilità di utilizzo ai fini di ERP (edilizia residenziale pubblica) per destinarli ai più deboli, disagiati, diseguali, famiglie collocate nelle graduatorie e con sfratto per morosità, anche attraverso il recupero e l’autorecupero, in uno spirito possibile – e doveroso – di riutilizzo delle risorse immobiliari esistenti, a consumo di suolo zero, e a riduzione del disagio abitativo. Un uovo di Colombo, un nido in Comune.

ed eccone il lancio:

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qui maggiori dettagli: www.possibile.com/riportando-tutti-casa-casecomuni/

qui l’evento facebook: www.facebook.com/events/1535816363116645

 

non mancate, a casa vostra, di tutti 😉

Tessere di cittadinanza, geometrie d’uguaglianza

Nella Grecia antica il meteco era lo straniero residente in una città-stato ma proveniente da qualche altrove. Apposite liste erano stilate ove i meteci erano tenuti (costretti!) a comparire, dovendosi trovare altresì un prosseneta (protettore) e dovendo pagare il metoikion, una tassa personale di esistenza e soggiorno.

Nell’Italia della surmodernità – per dirla con Marc Augé – il sinistro è lo straniero in patria, in terra di “Sinistra”, tesserato a qualche partito ma proveniente, salvo anagrafe, da qualche altro. Appositi database sono conservati dalle segreterie di partito e gli iscritti, per (r)esistere, devono trovarsi un capocorrente (segretario) e pagare se non una tassa una tessera, per soggiornare nel soggetto del momento.

Nei mesi prossimi assisteremo ad assise antichissime (quasi quanto la Grecia) come quella degli amici di Sinistra Italiana a febbraio, quella degli amici di Rifondazione Comunista a marzo, probabilmente quelle di Togliatti ad aprile, Trotsky a maggio e D’Alema nel colpo di scena finale alle possibili urne di giugno.

Fuor di scherzo, nei confronti di quelli che son davvero in molti casi amici e cui auguriamo buone assise, avantieri a Parma Possibile ha fatto anche qualcosa di diverso, meno antico, più eguale.

Abbiamo proposto una tre giorni agli inizi (non idi, nessun agguato) di marzo dove ritrovarci con tutti coloro che stavolta speriamo e crediamo non lasceranno cadere nel vuoto l’invito di pace e possibile su referendum giusti e coelaborazione sacrosanta, ma generosamente auspicando che a circondarci, a colonizzarci nell’unico senso buono di buon senso, siano altri meteci, metecissimi, stranieri che una tessera di partito non l’hanno ancora presa e chissà se la prenderanno mai, ma stavolta si prenderanno la responsabilità del tessere come verbo, come da relazione del nostro Segretario approvata all’unanimità ieri a Parma.

Possibile non è Penelope. Non vogliamo tessere per poi disfare, a ogni nuova alba o a ogni vecchia sinistra arcobaleno, né vogliamo che ci siano proci pronti ad accoltellare il possibile “leader della sinistra” non appena questo si palesi o ripalesi. E oltre a non voler esser proci non siamo proci che attendono alcuno, alcun leader. Stiamo elaborando idee, progetti effettivi e quanto più efficaci, #cosedifuturo, un futuro che è già qui da un pezzo, e non è del passato al di là da venire; è qui da un pezzo assieme a grossissimi pezzi e problemi del Paese presente, presentissimo come i propri problemi ancorché atavici, sulle sorti e soluzioni dei quali semmai bisognerebbe convocare congressi, o meglio ancora, convocare cooperazione, tesseraci tutti e metterci a tessere.

Noi siamo pronti a salpare per Itaca nuova, per Italia migliore, e a farlo assieme, diversi, a remare e lasciare che a candidarsi a guidare sia la cittadinanza diffusissima (più e meglio della sinistra diffusa, con tutto il rispetto persino per noi stessi) che vuole rendersi uguaglianza, o perlomeno un po’ più eguale, corresponsabile del proprio “destino” – in castigliano, che vuol dir direzione – e farlo in mare aperto schivando e bonificando le arrugginite trivelle dell’ormai arruggitissimo renzismo.

Diversi ed eguali, con uno spread il più ampio possibile tra ceto politico e cittadinanza (che si) attiva (e che deve prendersi il proprio presente e il proprio potere, declinato come verbo proprio come il tessere): Possibile promuove diversità e punta a renderle uguaglianze, un po’ come quell’Unità nella Diversità dal 2000 motto di quell’Unione Europea, di questa Europa, la cui panacea non può essere il superamento della valuta euro ma il rilancio, la re-immaginazione dell’idea di Europa.

Erodoto, un meteco, ebbe a dire:

 “È da quando l’uguaglianza è stata violata che gli uomini hanno dovuto inventare la geometria

Rispondiamogli riprogettando geometrie d’uguaglianza.

Se poi, oltre al tessere volete andare oltre e tesserarvi per portare la vostra diversità diritta e parallela in seno alla nostra uguaglianza, non aspettate più il futuro, perché il possibile è qui, presente: www.possibile.com/tessera

Ci vediamo in Italia, assieme, uguali.

p.s.

nel mentre, in Francia, ieri Benoît Hamon ha vinto le primarie del Parti Socialiste.

domani, ovunque in Europa, le (non-)sinistre di David Miliband, Sanchez, Clinton, Renzi e Valls non potranno che continuare a perdere, essendosi in quanto sinistre perse.

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