Reinventiamo la sinistra, reinventiamo Possibile, reinventiamo tutto.

 
Il 21 giugno 2015, in un primo giorno d’estate romana assolatissimo e appassionatissimo, decidemmo di provare a cambiare le cose, cambiandole. Ci ritrovammo di persona, personalmente, per fondare, nelle parole di Giuseppe Civati di allora, «un nuovo soggetto politico che non si aggiunge a quelli che già ci sono ma che prova a metterli in relazione».
Fast-forward ai convulsi giorni della chiusura delle liste per le candidature del 4 marzo di Liberi e Uguali, e quest’ultimo soggetto politico, che orgogliosamente per primi abbiamo dato tutto per far nascere, ci ritrova pesantemente penalizzati e ridimensionati in quella che poi andrà ad essere la nostra rappresentanza parlamentare.
 
Nel mezzo, in questi tre anni, tanti errori e ben più di qualcosa che non ha funzionato in noi: in un’unica espressione, proprio quel ‘mettere in relazione’, che è stato deficitario al nostro interno. Abbiamo provato a gridare le nostre buone ragioni all’esterno a pieni polmoni, ma siamo rimasti senza rappresentanza e senza voce, afoni, per poterci parlare tra noi, in maniera realmente orizzontale così come avevamo pensato il nostro partito all’inizio. Ed ecco che si è innescata – invero quasi subito – una dinamica non sana di autoreferenzialità del vertice, che non poteva (per Statuto!) comunicare con la base attraverso livelli intermedi, pur questi essendo stati inutilmente, dall’afonia alla sordità, richiesti per anni dalla maggior parte della base, senza successo e con qualche fastidio da parte del “nazionale”, che preferiva continuare a limitarsi (e limitarci) a chiedere “manovalanza” per campagna decise e calate dall’alto, e consegnate ai comitati locali “chiavi in mano” per la sola messa in strada, senza domande eppur con (sempre) più dubbi, col rischio concreto di andare a sbattere.
 
Parallelamente, cominciavano le defezioni dal partito, defezioni importanti di persone con competenze altrettanto tali, da tutta Italia, persino dagli organi nazionali che, in violazione di Statuto, per lungo tempo e sino ad arrivare a questo Congresso si presentano, in uno dei due casi, sotto-organico rispetto ai 9 membri minimi previsti.
La visione politica del Segretario nazionale è sempre stata la più lucida, l’organizzazione partitica del coordinamento del Comitato Organizzativo nazionale è state sempre più deficitaria, addirittura dannosa.
La base è rimasta a ‘banchettare’ e balbettare, imperdonabilmente inascoltata, e chiamata a raccolta nei momenti di Stati generali per, tuttalpiù, votazioni-vidimazioni secche “SÌ” o “NO” su decisioni già prese con relazioni puntualmente presentate ad horas a delegati che, in massima parte, erano in viaggio o già arrivati sul luogo dell’evento, quasi sempre al Nord, e che dunque votavano del tutto alla cieca, a scatola chiusa, prendere o lasciare.
Adesso, persi i sensi dell’udito, della vista, mai avuto da Statuto quello del (con)tatto con la base, persa (o mai davvero avuta) la parola e perso un po’ il senso della misura, è positivo poter aspirare a recuperare, e restituirlo all’intera comunità, il senso del Possibile.
 
Reinventare la Sinistra è una mozione davvero aperta, davvero orizzontale, disponibile già nella composizione ai contributi esterni, e non dei soli firmatari ma di tutti, anche di chi avrà votato mozioni che non risulteranno alla prova del voto vincenti rispetto alla nostra, avendo lasciati due spazi liberi per ciascun comitato nazionale, due per via dell’equilibrio di genere per noi vero faro (non ci sono piaciuti i continui strappi alle regole negli anni da parte del comitato nazionale uscente di concedere deroghe su deroghe a uno dei nostri principi fondativi), per chi vorrà portare il proprio sassolino del sentiero che costruiremo, e percorreremo, realmente insieme, da pari e non da paria, dal basso e non dall’alto.
Dalle belle parole alle buone pratiche.
Per riprendere la ricerca di Pietro Ingrao, che immaginava una società di liberi ed eguali che andasse al di là del comunismo sovietico e della socialdemocrazia, crollata perché limitatasi a voler smussare le asperità di un sistema iniquo; per tornare a pensare il nuovo blocco sociale di riferimento, su cui si è spesso soffermato Alfredo Reichlin.
 
Rispettiamo molto la direzione indicata da Giuseppe Civati che ha voluto lasciare il campo al nuovo, non ha voluto autoperpetrare, autoconservare l’esistente, dunque faccio fatica a comprendere la scelta di parte della dirigenza nazionale di riproporsi di “nuovo” in un’altra mozione, che di certo gode dei favori del pronostico e della potenza della macchina del partito, ancora saldamente in mano così come le commissione congressuale, il regolamento da loro esteso, e tutto il possibile, ma noi siamo per la radicale discontinuità offerta da Civati, siamo per un cambiamento e siamo, quel cambiamento.
Siamo svantaggiati, diversamente uguali rispetto alla mozione della vecchia dirigenza, ma abbiamo grande ostinazione circa quanto riteniamo giusto, e abbiamo superato uno ad uno gli incredibili ostacoli incontrati sulla strada del coelaborare e potervi presentare questa mozione dei molti, non dei pochi che poi in parte sono gli stessi di prima, gli stessi che hanno – lo dico con garbo – fallito. Li rispettiamo, serviranno anche loro a ridisegnare, ricostruire e ridare a noi tutti il senso della possibilità, nome della mozione che 3 anni fa vide eleggere Civati Segretario e di cui ci sentiamo in buona parte veri eredi, poiché quella era la mozione dell’innovazione, non della conservazione, del cambiamento, non dell’autotutela, del nuovo che si affaccia, non dell’eterno che ritorna.
 
Siamo dei David contro Golia, e al posto della fionda abbiamo una mano aperta, che tendiamo a tutti coloro che hanno creduto tanto a Possibile da tesserarvisi, a quelli che lo rifaranno dopo essersi allontanati e ai nuovi che, sino all’11 maggio, vorranno farlo solo per darsi voce, per darci il voto, e dare una seconda possibilità alla nostra Splendida comunità di persone che se la merita, ce lo meritiamo, tutte e tutti.
Se volete votare per dei nuovi voi finalmente con tutti i sensi rispettati e con buon, senso, un partito rinnovato, una sinistra reinventata, voltate le spalle al vecchio che “avanza”, e diamoci questa possibilità.
L’articolo 2.4 del nostro Statuto è il più bello, recita:
 
«Possibile riconosce e promuove il pluralismo ideologico, come base del principio democratico che si realizza nel confronto e nel conflitto tra diverse opzioni politiche. Rivendica l’impegno nel consentire agli elettori la scelta tra posizioni alternative e ripudia una concezione della politica come gestione di scelte necessitate»
 
Tutto questo, facendo del nostro meglio e mettendoci tutto l’amore possibile, ce lo siamo, ve lo abbiamo voluto offrire facendo fare un salto di qualità rispetto a un congresso mono-mozione come lo scorso, dando un segnale.
Dal 7 all’11 maggio se avete la tessera 2017 o 2018 (ma potete anche rinnovare in questi giorni) andate sul portale di Possibile e date un segnale, di vita, nuova. E se credete, anche di dignitosa protesta rispetto a tutto quanto, ed è tanto, che non è andato sin qui nel nostro partito.
Stavolta votate per voi, votando per la Nostra mozione.
Reimmaginiamo Possibile e Reinventiamo la Sinistra.
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Saul Alinsky & David Tozzo all’Aurelio

[ da: http://www.aurelioincomune.it/index.php/blog/148-regole-per-radicali-il-video-dell-iniziativa ]

Regole per radicali, il video dell’iniziativa

Una giornata particolare, quella vissuta con David Tozzo di ACORN Italy per parlare di Alinsky e del community organizing. Per chi non ha potuto partecipare all’iniziativa ecco il video dell’incontro svolto presso il Pepe&Marmellata Bistrot di Via dei Monti di Creta.