Tutti assolti a priori, ma con un voto contrario. Ostinato. E di sinistra

Quest’oggi il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte in un’intervista al Corriere della Sera si dice contro gli ‘ismi’, che definisce manichei.
Subito s’alzano commenti dalla ‘sinistra diffusa’ che si gettano a peso morto nella difesa del garantismo a tutti i costi e ad ogni costo fino al 666esimo grado di giudizio e anche oltre, anche di fronte a prove clamorose di gravi reati penali come intercettazioni incontestabili, inequivocabili, ineludibili.
Lo si fa addirittura sbandierando, sbracciandosi, il garantismo come principio garantito dalla Costituzione, che tuttavia non è invero garantito come “ismo”, come assioma ideologico: la carta costituzionale si limita ben più saggiamente e serenamente a sancire l’ovvio, ovvero che si è innocenti finché non dichiarati definitivamente colpevoli. Dietro questa presunzione si sono trincerati tanti, tantissimi colpevoli, e oggi si barrica dentro da (non) buona ultima persino la sinistra agitando il giustizialismo come totem costituzionale inviolabile e immutabile un po’ come la destra diffusa oltreoceano sbandiera la possibilità di armarsi e sparare, altresì come sancito lì dalla Costituzione.
Non è sempre stato così, però, da noi a sinistra.
Un quarto di secolo fa, grazie all’eroico pool di Mani Pulite che vide protagonisti tra gli altri Gherardo Colombo e Antonio di Pietro, qualcosa si ruppe e qualcosa cambiò. Si ruppe una cappa di corruttela senza precedenti e cambiò la percezione degli italiani circa la corruzione.
A sinistra uscimmo da quella stagione per grazia del cielo ben più puliti di altri, e rivendicammo – giustamente – la nostra diversità e cavalcammo – opportunamente – quell che oggi si chiama con disprezzo giustizialismo ma all’epoca si chiamava giustizia.
Da allora il berlusconismo cavalcò in direzione ostinata e contraria, urlando alle “toghe rosse”, a “giudici comunisti”, provando a scappare dai processi, a ripararsi dietro lodi, a iontrodurre addirittura un quarto grado di giudizio pur di posticipare, depotenziare la giustizia.
Le leggi cambiavano ad hoc, i giudizi si rinviavano sine die, le prescrizioni fioccavano. I colpevoli non pagavano.
Eppure.
Eppure, complici da un lato il vento elettorale prevalente e perdurante, pur con qualche saltuaria inversione di tendenza, fin dal ’94, e da un altro, ma parallelamente, l’egemonizzazione culturale patita dal centrosinistra nei confronti del Cavaliere, alla fine il vento ha investito e cambiato direzione anche a molti di noi.
Oggi, tutto l’arco costituzionale è in competizione: si fa a gara a chi è più giustizialista, a chi spinge più, più forte e più veloce a “garantire” persino un mariuolo reo confesso al telefono di corruzione e mafia. Passa un minuto da quando qualcuno viene arrestato per criminalità organizzata, un solo minuto, e le agenzie si riempiono di garantismi di ogni tipo e di tutti i tipi, da chiunque, oramai persino dal MoVimento 5 Stelle che oggi gioca politicamente a sfiduciare un sottosegretario ma in passato ha cambiato il suo codice etico ad personam per garantire propri eletti.
Ecco.
Ecco, io voglio dire che “non sono d’accordo che no”.
Oramai l’allucinazione e builimia garantista non ha più parte, non ha più posto, non ha più persona non iscritta alla propria fazione, alla propria falange.
Io però non sono d’accordo, lo dico e lo ripeto con fermezza, con dignità, con (spero) pieno diritto di farlo.
Sono un giustizialista? Sono un manicheo? Ebbene, va bene, ma credo che un uomo politico debba avere il coraggio della non timidezza delle proprie libere idee, anche se il vento è ormai bufera, è tornado che s’è portato via tutto quanto e, circa una particolare idea politica, t’ha lasciato solo su di una spiaggia deserta.
Io sto coi giudici, non con gli intercettati, i pizzicati, i manifesti colpevoli.
Io sto con la giustizia, non con l’eluderla, il posporla, il sottrarsene o sottrarre tramite immunità parlamentare o innocenza contro ogni evidenza, a priori, a scudo.
E poi, permettetemi: io sto con la politica. Se qualcuno viene preso, prima si dimette, prima di subito, perchè politicamente responsabile, e poi – a quel punto senza indugiare, pur di farsi riabilitare, nevvero? – si fa giudicare. Si scrive “giustizialismo”, si legge “berlusconismo”. Io rispondo giustizia. Io sono di sinistra.
Come cantava il poeta:
Provate pure a credevi assolti
Siete lo stesso coinvolti
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