✍ UNA PROPOSTA CONCRETA, AL SERVIZIO DEI CITTADINI 📌

La sinistra in Italia è manchevole da un lato di concretezza, da un altro di correttezza, nei confronti delle aspirazioni dell’elettorato tutto e del proprio.

Ebbene, in controtendenza quest’oggi come Articolo Uno proponiamo, con il nostro Segretario nazionale Roberto Speranza, qualcosa di concreto e crediamo corretto: recuperare la Carta dei diritti universali del lavoro della CGIL Confederazione Generale Italiana del Lavoro, che giace in Parlamento dalla scorsa legislatura, ed onorarne gli oltre 3 milioni di firme a corredo, il che mi pare sacrosanto rispetto delle sollecitazioni a norma di legge di quei lavoratori e non che non hanno trovato piene rappresentanze e rispetto delle proprie volontà ed esigenze nel Parlamento precedente e attuale, e che pur a prescindere da questo debbono veder rispettate le proprie necessità e aspirazioni, sollecitate, come previsto dalle leggi in vigenza.

È un appello senza cappello da mettere, ma con un cappello più grande possibile da tenere in mano assieme alle altre forze parlamentari per ascoltare, obbedire e raccogliervi i 3 milioni di sudate firme reali, non virtuali, di un sofferente Paese reale, non vitale, che rivolgiamo laicamente innanzitutto al MoVimento 5 Stelle, forza di Governo che vuole rappresentare da pari le istanze dei cittadini – e qui ci son 3 milioni di firme per una sola istanza – e altresì al Partito Democratico, forza di opposizione che deve, farla, e farla a sinistra, rivolgendosi senza tentennamenti alla classe lavoratrice come constituency non unica, neppure privilegiata, ma quantomeno paritaria.

Il Parlamento serve a parlarsi, le leggi di iniziativa popolare servono e farsi ascoltare, esercitando la sovranità che al popolo appartiene come da Articolo 1 della nostra Costituzione, la politica serve a servire il popolo e onorarne la volontà espressa. Noi, fedeli al nostro nome e alla nostra storia, e leali con il nostro popolo e il nostro futuro, ci proviamo.

qui tutte le informazioni circa la Carta dei Diritti Universali del Lavoro: http://www.cartacgil.it

 

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Il non-governo impossibile di Roma

La Capitale d’Italia è senza un governo nel pieno ed effettivo esercizio delle sue funzioni dal 2015.

Era il 30 ottobre quando l’allora Sindaco Ignazio Marino fu letteralmente e imperdonabilmente dimissionato davanti a un notaio da 26 consiglieri comunali, in stragrande maggioranza del suo stesso partito e su scellerato mandato dell’allora Presidente del Consiglio.

Da allora, si son susseguite la gestione ordinaria del commissario prefettizio Francesco Paolo Tronca e, da giugno, l’amministrazione della Sindaca Virginia Raggi.

Quest’ultima, tuttavia, entrata ormai nel nono mese di esercizio dei suoi poteri, non esercita gli stessi, lasciando Roma sguarnita ancor più che durante la gestione commissariale (1* novembre 2015-22 giugno 2016) caratterizzata invero, senza entrare nel merito della stessa, da un’attività amministrativa apparentemente più attiva e incisiva di quella attuale.

Il problema principale della sindacatura attuale, e dunque della città eterna, è che quest’ultima semplicemente non vede dalla prima affrontati e tantomeno risolti i suoi problemi.

Peggio: l’inazione e l’inerzia portano, in più d’un caso, ad un peggioramento del pur già disastroso status quo. Basti pensare alla sospensione della raccolta rifiuti ingombranti da parte di AMA – azienda comunale preposta, che nel mentre ha anche visto l’abbandono per divergenze con la giunta Raggi dell’amministratore unico Solidoro, nominato il 4 agosto 2016 e dimessosi dopo nemmeno un mese.

Ma perché la raccolta degli ingombranti si fermò, caso (e caos) senza precedenti? Semplicemente, perché l’amministrazione pentastellata non solo si dimenticò di mettere a gara il rinnovo del servizio, che rimase inattivo per mesi e mesi, ma a più riprese gridò al complotto dei frigoriferi, salvo poi messa di fronte all’evidenza dover fare una clamorosa marcia indietro, per giunta nel silenzio.

In seguito, oltre il danno la beffa (nella beffa): giusto una settimana fa Beppe Grillo, che sembra ormai aver virato verso una strategia politica di difesa senza se e senza ma e senza pudore del (non-)operato della Raggi, rivendicando in 43 punti i supposti successi dell’amministrazione capitolina al dodicesimo scriveva: “12) Il 1° dicembre è partito il nuovo servizio di raccolta a domicilio di rifiuti ingombranti, elettrici ed elettronici, che è gratuito per le utenze domestiche con il ritiro al piano strada”.  Questo vuol dire essere senza ritegno, senza raccolta (per 6 mesi) e senza amministrazione (da 9).

Altro esempio? Ce ne sono diversi, troppi, il più recente il mancato bando e in generale l’abbandono, la dimenticanza del Campidoglio dello storico Farmer’s Market del Circo Massimo, con conseguente stop dello storico mercato diventato punto di riferimento per la spesa a chilometro zero dei romani, ma anche un luogo dove avevano trovata solidarietà pastori e artigiani provenienti dalle zone colpite dal sisma nel Lazio e centro-Italia.

A questi clamorosi buchi di aggiungono poi le toppe che sono ancora peggio, come la mozione 28/2016 approvata dalla maggioranza grillina che interviene sugli effetti della Bolkestein, direttiva europea che prevede, per i Paesi membri, la messa a bando delle concessioni su suolo pubblico (mercati, bancarelle, camion-bar la maggioranza dei quali è a Roma sotto licenza della famiglia Tredicine, già indagata nell’inchiesta Mafia Capitale).

E non dimenticando, della serie interminabile di NO per paura di “sporcarsi le mani”, altrimenti detto amministrare, culminato con la rinuncia alle Olimpiadi con il pazzesco pretesto delle possibili, anzi a detta della Sindaca sicure ruberie incontrollabili che si sarebbero realizzate, senonché i controllori sarebbero dovuti essere proprio i pentastellati al potere. Potere che, semplicemente, hanno di fatto deciso di non esercitare: né come sostantivo né come verbo.

Per tacere, in ultima istanza, della ridda risibile – se non ci fosse da piangere e preoccuparsene – di nomine, quasi nomine e soprattutto dimissioni che in numero senza precedenti ha caratterizzato questi primi mesi di giunta e amministrazione, vorremmo sperare non per via d’una Sindaca “incapace strutturalmente”, così come da affermazione dell’ultimo della lunga sequela di persone in bilico a giugno ad oggi, l’attuale (mente si scriveva questo pezzo divenuto ex-!) Assessore all’Urbanistica e Infrastrutture Paolo Berdini.

Insomma, nomine e inadempienze in luogo di idee e soluzioni, come invece a Possibile siamo abituati a proporre ed attuare.

Non è invece solitamente costume di Possibile entrare a gamba tesa in vicende giudiziarie aperte, e potremmo anche concedere che l’accanimento mediatico, a tratti apparentemente morboso nei confronti della Sindaca sia, ancorché dettato da fatti e indagini, di potenziale parziale distrazione. Ma questo non può, neppure in parte, giustificare il fatto che Roma non sia amministrata neppure in minima, parte, a volte neanche con l’ordinaria, amministrazione.

C’è da sperare che la Sindaca non faccia presto, ma faccia finalmente subito, e se non tutto perlomeno qualcosa. Non è possibile che resti tutto impossibile.

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