#REINVENTIAMOTUTTO

Ci siamo, bellezze mie.
Fra poche ore si aprirà il voto su piattaforma online per scegliere la mozione migliore ed eleggere il nuovo Segretario di Possibile. Potranno votare tutti i tesserati 2018 (o anche solo 2017), e tutti quelli che si tessereranno sino alla chiusura del voto, venerdì 11.
Eppure, sapete che c’è? Che abbiamo già vinto.
Non lo sto scrivendo io, qui e ora. Me lo avete scritto voi, in tutti i modi e con ogni mezzo, durante tutta questa campagna elettoral-congressuale. Da quando nessuno ci ha visti entrare in campo per giocare una partita che sembrava non solo impossibile bensì impensabile, e pertanto improponibile, qualcuno ha cominciato a notarci, e poi immediatamente dopo a raggiungerci, scrivermi su ogni media possibile [in senso lato: sui media di Possibile non siamo passati. Articoli e post dei miei competitor su qualsiasi argomento, endorsement alla nostra mozione Reinventare la Sinistra sulla piattaforma rimossi, 0 tweet o retweet per noi, 100 per la mozione della vecchia dirigenza uscente, che d’altra parte è o ricandidata o schierata con la mozione della stessa dirigenza uscente, pur legittimamente, e gestisce tali media], in un flusso quotidiano, una (ri)connessione sentimentale inarrestabile e crescente proveniente da ogni parte possibile e che non avrei, devo dirlo, mai osato sperare tale e tanta.
A scrivermi siete stati in centinaia, dalla persona che non aveva mai presa una tessera di partito in vita sua a quella che aveva preso quella di Possibile, ma come tanti, troppi, era rimasta delusa del divario tra il predicato e il praticato; da chi ha rinnovato convintamente per dare a Possibile un’altra possibilità e Reinventare la Sinistra a chi non l’ha più fatto, e per un motivo o per un altro l’abbiam perso per strada, certamente con più di qualche responsabilità, a chi addirittura da Possibile s’è sentito maltrattato, persino ‘accompagnato’ fuori, e che da fuori fa il tifo per noi per un senso non di rivalsa, ma di riscatto, e sarebbe persino tentato di entrare per darci una mano; dal militante di Potere al Popolo all’amministratore di Liberi e Uguali; dal cane sciolto che vorrebbe cambiare tutto, all’uomo libero che vorrebbe reinventare ogni cosa.
Sembra davvero come se con l’altra mozione ci stesse tutta la dirigenza passata, con noi tutto il mondo presente.
Sono stato sommerso, soverchiato, splendidamente sconvolto, ma anche se è stato difficilissimo ho risposto a ciascuno di questi, ogni singolo messaggio, e quanto più possibile con una sincera gratitudine ed una risposta estesa, spero soddisfacente, non con una sciatta riga d’ordinanza, mai. Non è la mia idea di associazione di persone e loro relazione, di partito e di politica, di onere e onore, di poter sentirvi e servirvi.
Ho anche ricevuto critiche molte propositive e alcuni suggerimenti eccezionali, penso a Franco di Milano o Paolo di Rimini (sappiate che io sarò il vostro, ma voi sarete sempre i miei segretari), penso a tutti i portavoce che mi hanno assistito – e tutti i militanti che ho ascoltato e con cui mi sono abbracciato – e alcuni dei quali accolto nelle loro terre, tra le loro persone, e fatto sentire a casa come non mi son mai sentito in nessun’altra casa mai, in tutta la mia vita, e pensate che vivo nella medesima da quando sono nato, l’ultimo dell’anno di 36 anni fa (non 37 come han continuato a scrivere tutti i giornali d’Italia, tutti di regime!). Qualcun altro è stato meno tenero, e forse non altrettanto a fuoco, per quanto infuocato: ha scritto in pubblico che mi odia, ripetendolo più volte, odio, ed io ho risposto a questa persona, candidata nell’altra mozione, che le volevo bene, perchè alla passione ne voglio, sinceramente e sempre; mi hanno accusato d’un po’ tutto, dal voler sciogliere il partito che ho fondato, essere “esageratamente appassionato e voglioso” di mettermi ancor più al servizio di Possibile a non esservi mai stato tesserato (questa è stata strabiliante: ogni singolo anno, mi son tesserato il primo giorno di tesseramento. il primo! ogni anno!!), dall’essere un Matteo a caso ad essere una Barbara D’Urso specifica. Mi han persino detto che ero un malato di mente, uno psicopatico, passive-aggressive, un ipocrita, una persona che insultava (non un solo insulto, all’indirizzo di nessuno, scritto in tutta la campagna elettorale. Mai), polemico quando ero #nelmerito, di non fare una campagna sui temi quando la nostra campagna è tutta nella mozione il cui deposito è stato, pur tra mille difficoltà e ostacoli, il nostro primo – molto prima del deposito dalla mozione degli uscenti – e più alto atto che è tutto un tema ed un programma, di rinnovamento e reinvenzione. Mi hanno dato dal cavalier servente al traditore della patria. Ci hanno accusato di voler spaccare tutto, eppure siamo stati gli unici a dichiarare pubblicamente di voler tenere il partito unito e renderlo più grande ancora, mentre una candidata dell’altra mozione dichiarava urbi et orbi che ove io fossi stato segretario del partito, avrebbe sfasciato tutto, tutto gettato all’aria e abbandonati tutti noi, lasciando il partito. La mia competitor diretta non ha mai risposto ai miei auguri di buona campagna elettorale, diamine una formalità forse, ma in politica la forma è sostanza, e nella vita la mancanza di creanza fa debolezza – diceva James Dean che solo le persone gentili sono veramente forti. Mi hanno detto tutto il dicibile e pure il non. Tutto fango, tutto falso. Una cosa, però, l’han detta giusta: sono ambizioso.
È la verità. Ad avermi mosso è stata l’ambizione. L’ambizione di essere più di David. L’ambizione di mettere assieme pazzi pezzi di entusiasmo e contribuire a unirli in una mozione giovane ma non giovanilista, innovativa ma non immatura, e di guidare al meglio e al massimo della mia passione il riscatto di una collettività che, a ben vedere, va anche al di là della mia s p l e n d i d a squadra, e va ad abbracciare – è proprio il caso di dirlo – un sfida più alta, una sfida della base più alta dell’altezza stessa, e senza vertigine alcuna che tanto ci stiam tenendo per mano e nessuno può cadere, nessuno deve avere paura, di niente, più niente, nessuno.
Qualcuno ha osservato come fossi solo contro tutti in questa sfida, contro tutto il “nazionale” del partito schierato come falange compatta, ma a ben vedere non ero affatto solo e lo ero sempre meno, ogni giorno, ogni stazione passata, ogni chilometro, metro pestato, ogni mano stretta, ogni post della mia squadra, in ogni riga della mozione che ho incarnato, perchè io non mi sono candidato per David e neppure per rappresentare o essere soltanto David, io mi sono candidato, Noi ci siamo candidati per Reinventare la Sinistra, e la nostra ambizione non risiede nel non mettere limiti alla provvidenza, bensì risale al non metterne al provarci. Non è ars retorica. Tuttal’più arte di arrangiarsi, arte di accettare le regole del gioco, non restare indifferenti, inerti, e puntare tutto in nostro potere sul sollevare dalla base la piramide del possibile e rovesciarla, rendendo Possibile una sfida che, fino al giorno in cui abbiamo presentato la nostra mozione, è stata per 3 anni incompiuta, impossibile.
Personalmente, e sempre collettivamente, per la mia comunità tutta, in tutta la campagna ho lottato come un leone. Senza paura. Senza posa. Tutta passione, che altresì devo condividere con voi: in parte ce l’ho sempre avuta innata, in parte e sempre più me l’avete inviata, trasmessa, scritta, donata, il dono forse più prezioso ch emi avete fatto, e che mi ha dato la forza di coelaborare assieme a voi una sorta d’arca di Noè in cui c’è stato, e ci sarà, posto per tutte e tutti, prima del diluvio che chissà se arriverà mai, ma noi saremo pronti, anzi, saremo già salpati.
Ci saremo già scagliati, sfacciati, controvento e se necessario contro tutto, contro qualsiasi Golia, con tutti i David che, uno ad uno, valgono tutto, poiché io da solo non sarei potuto essere davvero un cazzo di niente. Io non son stato altro che la nostra Splendida ambizione collettiva.
E l’ambizione che questo David dal basso, molto più in basso di Golia, potesse vincere.
E abbiamo vinto.
Abbiamo vinto una sfida culturale. La sfida che vuole che a sinistra i fallimenti restino irriscattabili, i partiti restino non scalabili, le persone restino ai piedi della piramide e non possano certo caricarsela sulle spalle, come degli Enea con Anchise, per portarla altrove. Ebbene, insieme è stato Possibile, e ormai il ribaltamento è quasi completo, e siamo giù altrove, siamo già in mare aperto, in questo anno zero di tutto. Abbiamo già vinto.
Abbiamo già vinto perchè ci avete conquistati, da subito, quando vi abbiamo ascoltato, quando vi abbiamo risposto, ovverosia sempre. Siamo stati gli unici a rispondere quando da tutta Italia si chiedeva un confronto tra i due candidati. Io ho fatto di tutto in mio potere per permetterlo, ma mi sono scontrato contro un muro di silenzio, dall’altra parte, e poi un muro di dissenso, diniego, disimpegno. Lo abbatteremo comunque, come ogni altro muro, se ci darete la forza di farlo, se vi darete la possibilità di permetterlo, e non permettere più che non vi si risponda neppure, e che poi vi si neghi tutto. Riprendiamoci tutto, tutto quel che è Nostro. Di tutte e tutti. Di nessuno escluso e di nessuno a escludere o precludere. «Siamo realisti, vogliamo l’impossibile», diceva un uomo onesto, che avrebbe senza dubbio votato per Noi. Come tanti, di altre storie, case, declinazioni di idee e dichirazioni di intenti. I tanti provenienti e parti di altre esperienze politiche, partitiche, associazioniste, sindacaliste, che si sono schierati compatti e commoventi con noi, certificando la nostra vittoria culturale ed anche politica e sociale. Nobilitando la nostra proposta nuova e finalmente consacrando un percorso che in origine doveva essere quello del nostro ‘portatessere’ per racchiuderle tutte, della ‘compagnia aerea di Possibile’ per viaggiare assieme anche per aria oltre che per terra e mare, ma che sino ad ora era rimasto tutto sospeso, per aria, e mai efficacemente, fattivamente attuato, mai agito. Adesso sono le tessere altre, sono le rotte diverse ma tutte convergenti verso la stessa meta, sono i messaggi e le anime che da fuori appoggiano in maggioranza silenziosa quanto schiacciante Reinventare la Sinistra, che certificano come la nuova sfida dell’apertura abbia già sconfitto l’eterno ritorno della chiusura, il seppuku dell’autosufficienza, l’illusione del riccio che era disegnato su quel portatessere, ma non era chiuso, a riccio, come si vorrebbe confinare e condannare la nostra comunità che invece di rinchiudersi vuole reinventarsi.
Su quel portatessere, oltre al riccio, campeggiava una parola: tenerezza.
Ebbene, come quel riccio quella parola s’è un (bel) po’ persa, nella nostra giungla che poi è diventato boschetto e poco fa, prima della nostra mozione, rischiava di divenire deserto con una piramide al centro, nel verso giusto che però è sempre stato nient’affatto, giusto.
Noi vogliamo per salvarla, per salvarci, reindividuarla – non come i “responsabili”, la base del nostro partito, che l’altra mozione vorrebbe letteralmente “individuare” per condannare – per riportarla sulla zattera, sull’arca che abbiamo già cominciato a costruire assieme. Salpando insieme, perchè ci salviamo solo se tutti quanti assieme, e solo con un pizzico di tenerezza e un po’ di possibile, se no affoghiamo e soffochiamo. Più Deleuze e più dolcezze.
Abbiamo completamente spostato il baricentro del paradigma del possibile e di Possibile, riconducendo e riconciliando quest’ultimo con il primo, e riconducendoci all’origine di quel che sarebbe dovuto essere l’orizzontale e invece s’è ben presto rivelato come asimmetrico, asfittico, antiegualitario, alto vero il basso. Noi lo abbiamo ricondotto all’origine di quella che di possibile era la promessa fondativa e fondamentale: riequilibrarlo, renderlo più eguale, promuovere e produrre più eguaglianza tra noi, tra altezza e base in orizzontalità. Noi abbiamo riequilibrato quello squilibrio. Noi ci siamo fatti carico, sulle nostre spalle e tra le righe della nostra mozione davvero coelaborata e costruita dal basso, di quel che era il senso del Possibile e abbiamo mantenuta quella promessa.
Una promessa di cambiamento contro una (ri)proposizione di conservazione.
No, grazie e con garbo ma no, il non-cambiamento ha già fallito ed ora è tempo di prenderci responsabilità e rischi, rispetto al vecchio porto sicuro, e salpare-a-cambiare senza alcun timore. Il coraggio di cambiare, per non morire. Il coraggio di ripartire da qui, per ravvivare la sinistra tutta, senza freni né veti, solo remi e volti, votati al bene comune tutto, di ciascuno. Partendo, da noi. Cambiando, tutto.
Diceva Robert Kennedy, una frase che ho portata con me in questa campagna: «Il cambiamento, con tutti i rischi che comporta, è la legge dell’esistenza».
Aggiungo io, della resistenza. A qualsiasi tempesta e qualsiasi deserto, a qualsiasi paura e a qualsiasi resistenza stessa.
Posso confessarvi una cosa? C’è stato più di un momento in questi giorni in cui mi sono, in cui mi avete, letteralemente, commosso. Uno è questo. Perchè mentre leggete sappiate che tutto questo che ho scritto, lo abbiamo scritto assieme, e molto altro ancora, con ogni ambizione possibile, lo scriveremo, ora che salperemo. Questo è quanto. Ed è vero. Ed è tanto. Reinventiamo assieme davvero tutto quanto.
Buon voto, e buon viaggio insieme, in aperto mare
è tutto lì ed è sempre stato nostro, stiamo semplicemente finalmente tornando a casa, arrivando, da ogni dove e ad ogni costo, a riprendercelo.
David
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Reinventiamo la sinistra, reinventiamo Possibile, reinventiamo tutto.

 
Il 21 giugno 2015, in un primo giorno d’estate romana assolatissimo e appassionatissimo, decidemmo di provare a cambiare le cose, cambiandole. Ci ritrovammo di persona, personalmente, per fondare, nelle parole di Giuseppe Civati di allora, «un nuovo soggetto politico che non si aggiunge a quelli che già ci sono ma che prova a metterli in relazione».
Fast-forward ai convulsi giorni della chiusura delle liste per le candidature del 4 marzo di Liberi e Uguali, e quest’ultimo soggetto politico, che orgogliosamente per primi abbiamo dato tutto per far nascere, ci ritrova pesantemente penalizzati e ridimensionati in quella che poi andrà ad essere la nostra rappresentanza parlamentare.
 
Nel mezzo, in questi tre anni, tanti errori e ben più di qualcosa che non ha funzionato in noi: in un’unica espressione, proprio quel ‘mettere in relazione’, che è stato deficitario al nostro interno. Abbiamo provato a gridare le nostre buone ragioni all’esterno a pieni polmoni, ma siamo rimasti senza rappresentanza e senza voce, afoni, per poterci parlare tra noi, in maniera realmente orizzontale così come avevamo pensato il nostro partito all’inizio. Ed ecco che si è innescata – invero quasi subito – una dinamica non sana di autoreferenzialità del vertice, che non poteva (per Statuto!) comunicare con la base attraverso livelli intermedi, pur questi essendo stati inutilmente, dall’afonia alla sordità, richiesti per anni dalla maggior parte della base, senza successo e con qualche fastidio da parte del “nazionale”, che preferiva continuare a limitarsi (e limitarci) a chiedere “manovalanza” per campagna decise e calate dall’alto, e consegnate ai comitati locali “chiavi in mano” per la sola messa in strada, senza domande eppur con (sempre) più dubbi, col rischio concreto di andare a sbattere.
 
Parallelamente, cominciavano le defezioni dal partito, defezioni importanti di persone con competenze altrettanto tali, da tutta Italia, persino dagli organi nazionali che, in violazione di Statuto, per lungo tempo e sino ad arrivare a questo Congresso si presentano, in uno dei due casi, sotto-organico rispetto ai 9 membri minimi previsti.
La visione politica del Segretario nazionale è sempre stata la più lucida, l’organizzazione partitica del coordinamento del Comitato Organizzativo nazionale è state sempre più deficitaria, addirittura dannosa.
La base è rimasta a ‘banchettare’ e balbettare, imperdonabilmente inascoltata, e chiamata a raccolta nei momenti di Stati generali per, tuttalpiù, votazioni-vidimazioni secche “SÌ” o “NO” su decisioni già prese con relazioni puntualmente presentate ad horas a delegati che, in massima parte, erano in viaggio o già arrivati sul luogo dell’evento, quasi sempre al Nord, e che dunque votavano del tutto alla cieca, a scatola chiusa, prendere o lasciare.
Adesso, persi i sensi dell’udito, della vista, mai avuto da Statuto quello del (con)tatto con la base, persa (o mai davvero avuta) la parola e perso un po’ il senso della misura, è positivo poter aspirare a recuperare, e restituirlo all’intera comunità, il senso del Possibile.
 
Reinventare la Sinistra è una mozione davvero aperta, davvero orizzontale, disponibile già nella composizione ai contributi esterni, e non dei soli firmatari ma di tutti, anche di chi avrà votato mozioni che non risulteranno alla prova del voto vincenti rispetto alla nostra, avendo lasciati due spazi liberi per ciascun comitato nazionale, due per via dell’equilibrio di genere per noi vero faro (non ci sono piaciuti i continui strappi alle regole negli anni da parte del comitato nazionale uscente di concedere deroghe su deroghe a uno dei nostri principi fondativi), per chi vorrà portare il proprio sassolino del sentiero che costruiremo, e percorreremo, realmente insieme, da pari e non da paria, dal basso e non dall’alto.
Dalle belle parole alle buone pratiche.
Per riprendere la ricerca di Pietro Ingrao, che immaginava una società di liberi ed eguali che andasse al di là del comunismo sovietico e della socialdemocrazia, crollata perché limitatasi a voler smussare le asperità di un sistema iniquo; per tornare a pensare il nuovo blocco sociale di riferimento, su cui si è spesso soffermato Alfredo Reichlin.
 
Rispettiamo molto la direzione indicata da Giuseppe Civati che ha voluto lasciare il campo al nuovo, non ha voluto autoperpetrare, autoconservare l’esistente, dunque faccio fatica a comprendere la scelta di parte della dirigenza nazionale di riproporsi di “nuovo” in un’altra mozione, che di certo gode dei favori del pronostico e della potenza della macchina del partito, ancora saldamente in mano così come le commissione congressuale, il regolamento da loro esteso, e tutto il possibile, ma noi siamo per la radicale discontinuità offerta da Civati, siamo per un cambiamento e siamo, quel cambiamento.
Siamo svantaggiati, diversamente uguali rispetto alla mozione della vecchia dirigenza, ma abbiamo grande ostinazione circa quanto riteniamo giusto, e abbiamo superato uno ad uno gli incredibili ostacoli incontrati sulla strada del coelaborare e potervi presentare questa mozione dei molti, non dei pochi che poi in parte sono gli stessi di prima, gli stessi che hanno – lo dico con garbo – fallito. Li rispettiamo, serviranno anche loro a ridisegnare, ricostruire e ridare a noi tutti il senso della possibilità, nome della mozione che 3 anni fa vide eleggere Civati Segretario e di cui ci sentiamo in buona parte veri eredi, poiché quella era la mozione dell’innovazione, non della conservazione, del cambiamento, non dell’autotutela, del nuovo che si affaccia, non dell’eterno che ritorna.
 
Siamo dei David contro Golia, e al posto della fionda abbiamo una mano aperta, che tendiamo a tutti coloro che hanno creduto tanto a Possibile da tesserarvisi, a quelli che lo rifaranno dopo essersi allontanati e ai nuovi che, sino all’11 maggio, vorranno farlo solo per darsi voce, per darci il voto, e dare una seconda possibilità alla nostra Splendida comunità di persone che se la merita, ce lo meritiamo, tutte e tutti.
Se volete votare per dei nuovi voi finalmente con tutti i sensi rispettati e con buon, senso, un partito rinnovato, una sinistra reinventata, voltate le spalle al vecchio che “avanza”, e diamoci questa possibilità.
L’articolo 2.4 del nostro Statuto è il più bello, recita:
 
«Possibile riconosce e promuove il pluralismo ideologico, come base del principio democratico che si realizza nel confronto e nel conflitto tra diverse opzioni politiche. Rivendica l’impegno nel consentire agli elettori la scelta tra posizioni alternative e ripudia una concezione della politica come gestione di scelte necessitate»
 
Tutto questo, facendo del nostro meglio e mettendoci tutto l’amore possibile, ce lo siamo, ve lo abbiamo voluto offrire facendo fare un salto di qualità rispetto a un congresso mono-mozione come lo scorso, dando un segnale.
Dal 7 all’11 maggio se avete la tessera 2017 o 2018 (ma potete anche rinnovare in questi giorni) andate sul portale di Possibile e date un segnale, di vita, nuova. E se credete, anche di dignitosa protesta rispetto a tutto quanto, ed è tanto, che non è andato sin qui nel nostro partito.
Stavolta votate per voi, votando per la Nostra mozione.
Reimmaginiamo Possibile e Reinventiamo la Sinistra.
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